“Finora non ho mai avuto il desiderio di un figlio. Ma, se deciderò di diventare padre, aspetterò il 2013: non farei mai nascere un bambino in un’era così negativa. Anche Paola (Barale) si rifiuta di essere passiva sulle sorti del pianeta, benché in modo diverso”. Anche Raz Degan si aggiunge ad ingrossare le fila di chi prevede, secondo il calendario Maya, un’ “apocalisse” nel 2012, e per lui fino a quel momento non c’è spazio per la prole: “Il mondo - ha dichiarato a “Vanity Fair” - è già stato distrutto, e lo abbiamo distrutto noi. Nel 2012, secondo la cultura Maya, si concluderà un ciclo e ci sarà un grande cambiamento di energia. La cultura di oggi, basata sul denaro e sull’egoismo personale, verrà cancellata. Ci sarà spazio solo per chi conosce la propria mente e la natura del pianeta”.

NON E’ MAI FINITA La Barale (“Mi ha conquistato la sua genuinità - è una persona vera - e anche la sua eleganza”) condivide le sue “scelte” e la relazione sembra andare avanti nonostante alcune foto che lo ritraevano con Kasia Smutniak, sua partner in “Barbarossa” e moglie di Pietro Taricone: “Non parlo della mia vita privata sui media, perché non voglio più prendermi la responsabilità di creare danni o sofferenza ad altri. È assurdo che uno, perché ha fatto una pubblicità dieci anni fa, si ritrovi su un giornale di gossip con foto rubate nella sua casa. Con Paola il rapporto non è mai finito”.
NON MANGIO CARNE Lei quando Raz è arrivato in Italia è stata di grande aiuto (“avevo ormai deciso di trasferirmi in Oriente quando ho conosciuto Paola e mi sono innamorato. Sì. Lei mi ha aiutato a capire la vostra cultura, mi ha insegnato la lingua, mi ha dato radici. Senza progettare nulla, mi sono trovato qui con una vita nuova”) anche perché quello non è stato un periodo semplice: “Quando sono venuto in Italia, a metà anni ‘90, è esploso un fenomeno che non mi sarei mai aspettato: ancora oggi mi chiedo come sia potuto succedere. Ho vissuto una follia: di colpo ero l’uomo più richiesto. Sono arrivato in albergo a Milano per lavorare tre giorni, sono rimasto per tre anni. È un ricordo unico, come fosse un solo giorno. È stato un bel periodo, allora la moda era davvero glamour e al centro del mondo. Ma mi sentivo un burattino perché non parlavo la lingua, ogni frase veniva tradotta e quindi manipolata in base agli interessi di chi mi stava intorno”.

FOnte: leggo